Gabbiani
Attraversano
spazi d’azzurro
disegnando
vuote forme d’aria
con sghembe linee solitarie.
Il loro peso leggero,
cave ossa d’uccello,
scivola sul flusso aerobico
del vento:
in un istante uniscono
zenit e nadir
che solo seguirli con gli occhi
è un capogiro dei pensieri.
Da lassù
ogni tanto
fra un’apnea del cuore
e il respiro del mare
con un veloce batter d’ali
planano
verso un luogo senza nido.
Dalla mia riva
li osservo
ma mi smarrisce
il loro volteggiare
asimmetrico e sfuggente
senza méta di scogliera
e penso:
del nostro perpetuo volo
altro non resterà
che irrisolti tentativi
di dominare il vento.
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