Pace per me

Sono roccia di costa

con il mare che graffia

di giorno e di notte.

Mai arriva

la bassa marea del dolore.

Un figlio

Fragile sogno

di madre,

avesti solo

il dono di un veloce sguardo.

Né baci,

né abbracci, 

né carezze;

solo quel fugace

sguardo di madre

e fosti portato via.

Non rabbia,

non dolore,

non pietà

gridava quello sguardo

ma semplicemente

amore.

Paese

Stai lì,

crocifisso al cielo

di carta velina.

Il Dolore

Mai crederai

alle mie parole

se prima non avrà

il dolore

trovato in te

un alloggio.

Nomadi

Sconosciute terre

s’aprono

ai camminatori

temerari.

Lontane sono

le domestiche

e sicure pareti.

Ora

l’imprevedibile sentiero

si snoda

come un serpente.

Certa è la meta

ma ignoti sono

il come, il quando, il sé.

Quale albergo

darà conforto

al loro peregrinare?

Per me

è il cammino

stesso

il mio albergo.

Alba notturna

Roteando

danzano i Dervisci assorti.

Con lenti   vortici

disegnano ipnotiche traiettorie

sulle note di antichi strumenti.

Come pianeti

ruotano intorno al Sole,

una mano tesa a toccare il Cielo,

l’altra a sfiorare la Terra.

Ad essi giunge il dono di Dio.

Anime leggere,

familiare mi è il vostro ruotare…

ma non v’è Sole

attorno a cui io possa girare,

non v’è Cielo

che io possa toccare,

non v’è Terra

che io possa sfiorare

e non v’è dono

che io possa ricevere.

Il mio ruotare

è un perenne

disperato moto a cercare

un’alba notturna.

Altrove

Sull’arido sperone

di scogliera

il vento spinge

stormi di cinerei gabbiani

dal rauco verso.

Ora veloce, ora lento,

li accarezza, li culla, li travolge.   

A braccia aperte

catturo un’onda di vento

e come un albatro urlatore

spicco un volo

in alto e leggero.

Attraverso il mare,

vado oltre,

vedo terre e case,

uomini e strade

sempre nuovi.

E’ questo il mio vivere:

un altrove

dove il vento sempre spinge

e mai mi atterra.

Gabbiani

Attraversano

spazi d’azzurro

disegnando

vuote forme d’aria

con sghembe linee solitarie.

Il loro peso leggero,

cave ossa d’uccello,

scivola sul flusso aerobico

del vento:

in un istante uniscono

zenit e nadir

che solo seguirli con gli occhi

è un capogiro dei pensieri.

Da lassù

ogni tanto

fra un’apnea del cuore

e il respiro del mare

con un veloce batter d’ali

planano

verso un luogo senza nido.

Dalla mia riva

li osservo

ma mi smarrisce

il loro volteggiare

asimmetrico e sfuggente

senza méta di scogliera

e penso:

del nostro perpetuo volo

altro non resterà

che irrisolti tentativi

di dominare il vento.

Naviganti

Agitati mari solcano

i giovani naviganti

quando lontani

sono ormai i porti sicuri.

Lasciati alle spalle

i dolci ricordi

delle carezze di ragazze,

seguono la mutevole rotta.

Ignoti sono ad essi

gli approdi.

Nella tempesta

invocano la calma dei venti

o una terra che li salvi;

ma quale bonaccia

calmerà le loro paure?

Quale terra fermerà

il loro naufragio?

Quale isola accoglierà

il loro furore?

Forse

il tempestoso mare

è esso stesso

un’isola. 

Ricordi

Nel buio

nuoto nel mare.

Bolle d’aria

dal profondo  

risalgono

alla luce della luna

e s’illuminano

come d’elettricità.

Ricordi.